Stupidità e Ombra
Quanta stupidità… e ogni giorno continuo a sorprendermene, nonostante creda ingenuamente di aver “visto abbastanza”.
Ma forse non è davvero stupidità.
Forse è il prezzo della negazione dell’Ombra.
Il dolore, nelle sue forme più umane — paura, rabbia, tristezza —
e nelle sue verità più inevitabili — vecchiaia, malattia, morte —
viene escluso, come se non ci appartenesse.
E allora la vita perde spessore.
Diventa piatta, bidimensionale.
Come un corpo che, sotto il sole, non proietta più ombra.
Ma l’Ombra negata non scompare.
Cambia linguaggio.
Si distribuisce nei nostri gesti,
nella durezza dei giudizi,
nel bisogno di controllo,
nella tensione a essere sempre “a posto”.
Si traveste da perfezione,
si rifugia in una luce troppo pulita per essere vera,
si nasconde nel fare continuo, pur di non incontrare il vuoto.
E quando non trova spazio nella coscienza,
scivola altrove:
nel corpo che si tende o si ammala,
nelle relazioni che si complicano,
in quel senso sottile di mancanza che non sappiamo nominare.
A livello collettivo diventa guerra, crimine, distruzione.
A livello individuale diventa frammentazione.
Perché l’Ombra non integrata non è oscurità:
è vita non ancora riconosciuta.
E continua a bussare — nei sintomi, negli incontri, nelle ripetizioni —
non per ferire,
ma per essere inclusa.
Finché non la accogliamo, perdiamo profondità.
Quando iniziamo a guardarla, invece, qualcosa si ricompone.
Non diventiamo più “luminosi”.
Diventiamo più veri.
Come un corpo che, finalmente,
sotto il sole,
ritrova la sua Ombra.